Certificato di deposito

Oggi tratterò uno strumento finanziario che ai più può sembrare la stessa cosa dei conti di deposito ma che invece ha molte differenze: i certificati di deposito.

I certificati di deposito sono via via passati di moda e sostituiti da altri strumenti finanziari ritenuti più performanti, tuttavia hanno ancora un loro senso di esistere e in molti continuano ad utilizzarli.

Argomenti dell’articolo:

Certificati di deposito


1) Che cosa sono i certificati di deposito

I certificati di deposito sono emessi sia dalle Banche che dalla Posta a fronte di un deposito di denaro vincolato per un certo periodo di tempo.

In questo lasso di tempo il capitale vincolato matura secondo un piano di interessi concordato e alla scadenza viene rimborsato il capitale e l’interesse maturato.

A differenza dei conti di deposito, i certificati di deposito non necessitano di un conto corrente d’appoggio, in quanto il titolo può anche essere emesso in formato cartaceo e al portatore, e quindi, chi lo possiede, può andare a scambiarlo alla sua scadenza.

2) Come funziona un certificato di deposito

Il certificato di deposito prevede che un risparmiatore o investitore vada ad effettuare un deposito di denaro che viene vincolato per un periodo predeterminato. In genere si va da un minimo di 3 mesi fino ad un massimo di 5 anni.

I più frequenti sono ovviamente quelli con archi temporali di 3 mesi, 6 mesi, 12 mesi, 18 mesi, 24 mesi, 36 mesi e 60 mesi. Più lungo è il periodo del vincolo e maggiore sarà il tasso di interesse corrisposto su base annuale.

3) Certificati di deposito a tasso variabile

I certificati di deposito non sono tutti uguali ma differiscono tra di loro rispetto al metodo di elargizione degli interessi maturati. La principale delle quali riguarda il tasso di interesse erogato che può essere fisso o variabile.

Il tasso variabile è in genere legato all’EURIBOR a cui si va a sommare uno spread. Spread che dipende dalla durata del vincolo temporale.

Ad esempio, un certificato trimestrale fornirà solo l’euribor, ma mano a mano che il vincolo diventa più lungo si va a sommare una percentuale via via più alta da aggiungere all’euribor, che prende il nome di spread.

Un certificato a un anno darà ad esempio un euribor più 1%, uno a 5 anni potrebbe dare ad esempio un euribor più 2%. Si intendono ovviamente come interessi annui lordi.

4) Certificati di deposito a tasso fisso

In questo caso il tasso viene stabilito alla stipula e dipende, come visto anche per i tassi variabili, dalla durata del vincolo. Più si vincolano i soldi e maggiore sarà il tasso elargito.

Tuttavia, nei certificati di deposito a tasso fisso sono possibili diversi metodi di erogazione degli interessi che invece non sempre si possono utilizzare con il tasso variabile:

  • Erogazione periodica
    In questo caso il certificato eroga una una cedola periodica che può avere cadenza annuale, oppure semestrale o addirittura trimestrale. Questo tipo di distribuzione è ovviamente possibile anche con il tasso variabile.

  • Erogazione di tipo ONE COUPON
    In questo caso viene fornito l’interesse in un unica soluzione direttamente a scadenza del certificato un po’ come accade con il BOT. Questo tipo di formula è raro trovarla in un tasso variabile.

  • Erogazione periodica più premio finale
    In questo caso viene fornita la cedola periodica ma alla scadenza viene pure corrisposto un bonus extra. Sarebbe tipo un bonus fedeltà per chi non ha ritirato i soldi prima della scadenza.

  • Erogazione crescente
    La cedola varia nel tempo ma è in ogni caso un erogazione a tasso fisso. Quello che cambia è che a ogni cedola lo spread viene aumentato e quindi si incassa via via di più. Anche in questo caso siamo in presenza di una specie di bonus fedeltà per spingere l’investitore ad arrivare a scadenza.

5) Vantaggi dei certificati di deposito

Sicuramente si possono annoverare tra i vantaggi dell’investire in certificati di deposito i seguenti:

  • La versatilità di poter vincolare i capitali per diversi archi temporali che vanno dal brevissimo al medio periodo.

  • Gli interessi possono essere incassati a scadenza oppure periodicamente tramite una cedola.

  • Il capitale investito è tutelato dal Fondo Interbancario di tutela depositi fino a 100 mila euro.

  • C’è sempre la possibilità di svincolare il denaro depositato prima della scadenza del certificato.

6) Svantaggi dei certificati di deposito

Ci son però anche degli svantaggi in questo genere di strumento finanziario:

  • Se si svincolano i capitali prima della scadenza si perdono gli interessi maturati.

  • La tassazione è elevata ed è fissata al 26% sui profitti.

  • Il rendimento è basso ma questo, in ogni caso, lo accomuna ormai a tutti gli investimenti di denaro similari a questo.

  • Non è possibile svincolarlo nei primi 18 mesi e quindi eventualmente occorre venderlo al mercato secondario rischiando di subire una grossa svalutazione o di non trovare nessuno che lo vuole…

7) Svincolare il capitale in anticipo

L’ho appena annoverato tra gli svantaggi e adesso spiego il perché.

I certificati di deposito possono essere svincolati, e questo è un vantaggio, tuttavia l’operazione non è indolore e alla fine è economicamente svantaggiosa, quindi è una estrema ratio da utilizzare solo in caso di estrema necessità.

Innanzitutto i certificati di deposito si suddividono idealmente in due:

  1. Quelli avviati da più di 18 mesi e che quindi hanno un vincolo che dura più di 18 mesi

  2. Quelli avviati da meno di 18 mesi a prescindere dalla durata del vincolo

Dopo il diciottesimo mese i certificati possono essere svincolati ma si perdono gli interessi maturati fino a quel momento. In pratica chi lo svincola anzitempo perde tutto ciò che ci aveva guadagnato!

Nel caso in cui occorre svincolarli prima dei 18 mesi il rimborso non è richiedibile alla Banca o alla Posta che li ha emessi ma occorre rivendere il proprio certificato ad un altro investitore che subentra e si accolla il nostro certificato di credito.

Questo significa che si deve vendere al cosiddetto mercato secondario come avviene con le obbligazioni. Il problema del mercato secondario è che i tassi cambiano nel tempo e quindi potremmo subire una perdita in conto capitale oppure rischiare che ci rimane sulla pancia qualora non c’è nessuno che vuole comprarlo.

Nel caso è un certificato a tasso variabile il rischio è in genere solo quello di liquidità, e quindi di non trovare facilmente un acquirente, ma se è un tasso fisso occorre vedere se quello che abbiamo in mano fornisce un tasso minore o maggiore rispetto ad un emissione nuova.

Se fornisce un tasso inferiore dovremmo venderlo scontando questa differenza come avviene con i BTP venduti prima della scadenza…

8) I rischi dei certificati di deposito

Chi investe in certificati di deposito deve sempre tenere a mente i seguenti rischi tipici di questo strumento:

  • Rischio di tasso
    Se è variabile c’è il rischio che il tasso diminuisca nel tempo e quindi non guadagniamo quasi nulla. Se ilt asso è fisso c’è il rischio che il tasso salga nel tempo e noi rimaniamo vincolati ad un tasso più basso del mercato.

  • Rischio liquidità
    Come ho poc’anzi detto, questo rischio si presenta qualora siamo costretti a liberarci del certificato prima dei 18 mesi dall’avvio del certificato.

  • Rischio di distruzione
    Qualora si opti per un certificato cartaceo al portatore, ormai diventati rari ma ancora è possibile avviarli, c’è sempre il rischio che un certificato vada perso, rubato o distrutto e quindi non c’è più modo di farsi rimborsare alla scadenza.

  • Rischio del debitore
    Può anche capitare che l’ente che lo ha emesso fallisca prima di rimborsarci il certificato e quindi poi occorre vedere se il fondo interbancario di tutela depositi è in grado o meno di rimborsarci, e comunque lo fa fino ad un massimo di 100 mila euro…