Come investire in BTP e guadagnare

Ultimamente, grazie all’aumento dello spread, investire in BTP è tornato di gran “moda” in tutto il paese dopo un paio di decenni che erano stati messi un po’ in ombra da altre forme di investimento.

I buoni del tesoro poliennale (comunemente conosciuti come BTP) sono dei titoli di debito, dette obbligazioni, ed emessi dallo Stato italiano per trovare copertura finanziaria ai propri debiti.

In pratica, esistono tante emissioni obbligazionarie quanto grande è il debito pubblico. Se si hanno 2.300 miliardi di debito pubblico, lo stato dovrà emettere 2.300 miliardi di obbligazioni al fine di pagare i creditori.

Di obbligazioni governative ne esistono diversi tipi che si differenziano per: durata, emissione delle cedole e tasso di interesse.

In particolar modo ci sono i BOT, che sono obbligazioni di tipo zero-coupon (quindi non staccano cedola ma danno un rimborso più alto a scadenza). I CCT, che sono obbligazioni a tasso variabile (quindi la cedola aumenta e diminuisce nel tempo).

Ed infine i BTP, che invece hanno cedola fissa ma variano in conto capitale (in pratica il valore di rimborso sale e scende nel tempo nel caso in cui si volessero disinvestire prima della loro naturale scadenza).

Argomenti dell’articolo:

Come investire in BTP e guadagnare

Come investire in BTP

1) Caratteristiche dei BTP

I BTP possono avere differenti durate temporali che vanno da quelli a 2 anni fino ad arrivare a 30 anni. Tuttavia, per calcolare lo spread, di cui sicuramente avrai sentito parlare moltissimo (e a sproposito) in TV, si utilizza quello a 10 anni come punto di riferimento.

Queste caratteristiche comportano che investire in BTP è adatto quando si prevede un calo dei tassi d’interesse per periodi lunghi. Visto che blocchi il tasso all’acquisto, un tasso superiore alla media di mercato rimarrà tale per tutta la durata del titolo.

Certo che, se sbagli la previsione e i tassi salgono, ti rimarrà sulla pancia con tassi inferiori al mercato…

Oltre a ciò, investire nei BTP è utile anche quando si prevede un abbassamento del tasso d’inflazione, visto che quest’ultima influenza i rendimenti obbligazionari. Un’inflazione bassa trascinerà in basso i tassi obbligazionari e, viceversa, un’inflazione alta farà alzare i tassi.

In definitiva, se prevedi un abbassamento dell’inflazione la scelta giusta è quella di investire in BTP!

2) Asta dei BTP

Dicevo nell’introduzione all’articolo, che occorre piazzare una quantità di obbligazioni sufficienti a coprire l’intero debito pubblico. Se questo non dovesse accadere i creditori (ad esempio i dipendenti pubblici, i fornitori dello Stato, eccetera) rimangono a bocca asciutta!

In passato, nel caso non si fosse riuscito a piazzare tutte le obbligazioni veniva in soccorso la Banca d’Italia che avrebbe emesso il denaro sufficiente per acquistarle diventando, così, il famoso prestatore di ultima istanza.

Ma a partire dal 1981, con la privatizzazione della Banca d’Italia diventata Bankitalia s.p.a., è venuto a mancare la funzione di prestatore di ultima istanza e quindi, per piazzare tutte le obbligazioni si è dovuto ricorrere al sistema delle aste.

Quindi abbiamo che si effettuano delle aste in date prefissate, che prevedono di piazzare una determinata cifra di una particolare obbligazione. Ad esempio, 10 miliardi di BOT a 6 mesi, oppure 8 Miliardi di CCT a 5 anni, oppure ancora 15 miliardi di BTP a 10 anni e così via.

a) Esempio di asta di un BTP a 10 anni

Ammettiamo che lo stato debba piazzare 10 miliardi di BTP a 10 anni, che cosa succede? Si fa una raccolta di adesioni senza stabilire un interesse.

Molti risparmiatori in genere piazzano la richiesta di acquisto “al meglio”, cioè con l’interesse che verrà stabilito dagli altri. Gli investitori più smaliziati, invece, piazzeranno un ordine composto dove magari diranno: compro 100 mila euro al 2%, 150 mila se il tasso è del 2.5%” e così via. In pratica, impongono un ordine di acquisto maggiore al crescere del tasso.

A questo punto, nella data in cui avviene l’asta, si opererà a valutare tutti gli ordinativi arrivati al fine di piazzare tutti e 10 i miliardi di euro previsti facendo in modo da non avere ammanchi né sovrabbondanza.

Non si devono avere ammanchi per evitare di lasciare i creditori scoperti, né tanto meno serve piazzarne di più in quanto si andrebbe a pagare un interesse a soldi non necessari in quel momento!

b) Inzio dell’asta

L’asta inizia con la valutazione di tutti gli ordini “al meglio”, per vedere se queste richieste sono sufficienti ad allocare tutto il montante. In genere il tasso proposto è l’ultimo disponibile, ma non sempre.

Se la cifra dovesse essere giusta giusta, cosa alquanto rara, si procede allo scambio e fine dell’asta. Questo evento però è una cosa rara, infatti in genere capita che ci sono più o meno richieste da parte degli investitori rispetto alla cifra da allocare.

Se ce n’è di più, allora si piazzeranno gli ordini in modo proporzionale . Cioè se ad esempio ci sono richieste per 20 miliardi, ma sono 10 quelli disponibili, a ognuno si esaudirà il 50% dell’investimento. Se invece le richieste non sono sufficienti, si va a esaminare gli ordini composti.

Ammettiamo che le richieste al meglio sono per 5 miliardi e in quel momento al meglio darebbe un interesse del 1%, si vedrà di salire poco a poco di tasso fino a quando si trovano investitori che coprano tutti e 10 i miliardi.

c) Esempio di ordine composto

Faccio un esempio: a 1% si piazzano 5 miliardi, a 1,1% 5,3 miliardi, a 1,2% 5,5 miliardi e così via fino ad arrivare, che so, a 2.4% in cui finalmente di raggiungono i 10 miliardi di ordinativi. A questo punto per tutti il tasso di emissione sarà del 2.4%.

Può anche capitare che l’asta sia molto attesa e alcuni piazzano ordinativi sotto il tasso corrente. Ad esempio il tasso corrente è 1%, ma qualcuno piazza l’ordine al 0.8%. E’ chiaro che nel caso la copertura al meglio era totale, essendoci chi si accontenta di meno del tasso corrente, il tasso di tutti scende a quello più basso…

A volte può capitare una vera asta al ribasso! Tutto ciò avviene nell’asta di collocamento e avviene per tutte le emissioni obbligazionarie di qualunque tipo e taglio.

3) Asta in continua

Le obbligazioni vengono scambiate anche quando non ci sono nuove emissioni. Alcuni risparmiatori devono piazzare le proprie obbligazioni perché gli servono soldi per spese impreviste, altri invece, vogliono investire senza aspettare la nuova emissione. Per permettere ciò, tutte le obbligazioni vanno in asta continua.

Se la domanda supera l’offerta il tasso scende, se la domanda è inferiore all’offerta il tasso sale, se si equivalgono il tasso rimane costante.

Puoi già immaginare che un’obbligazione a tasso variabile come il CCT avrà la cedola che varia in base all’asta continua. Ma come si comporta un’obbligazione che invece ha il tasso fisso?

a) Meccanismo di asta continua

Ammettiamo che un anno fa un emissione di BTP sia stata piazzata con un tasso fisso del 3% ma oggi il mercato offre il 4% per lo stesso tipo di emissione.

Tu compreresti 10.000 euro di BTP con un tasso fisso del 3% quando le nuove emissioni ne danno il 4%?

Suppongo di no! Il calcolo che ti faresti è che, nei 9 anni in cui tieni in mano la vecchia emissione, perderesti 900 euro…

Visto che il tasso non si può modificare, essendo il BTP un’obbligazione a tasso fisso, bisogna variare il valore stesso dell’obbligazione in modo che compensi l’ammanco degli interessi rispetto alle nuove emissioni.

Di conseguenza 10.000 euro di vecchia emissione deve essere piazzata a 9.100 euro, in modo tale che per il nuovo acquirente sia indifferente mettere in portafoglio la vecchia obbligazione oppure la nuova.

Se non fosse così, sarebbe impossibile liquidare i propri investimenti nel caso servano urgentemente dei soldi per far fronte a delle spese impreviste.

b) Esempio di asta continua

Anche il caso opposto è dannoso. Ammettiamo invece che nello stesso anno di tempo i tassi fossero scesi al 2%. La vecchia emissione avrebbe garantito interessi annui maggiori della nuova.

…Di conseguenza, quando lo Stato avrebbe immesso nel mercato le nuove emissioni, si sarebbe ritroveto in concorrenza svantaggiata rispetto ai vecchi detentori, che per vari motivi si liberano delle vecchie emissioni.

Siccome lo Stato deve piazzare tutte le obbligazioni previste per far fronte alle spese, non può permettersi di rimanere con milioni e milioni di euro di obbligazioni non piazzate, e quindi deve far variare i valori del titolo al fine di rendere la scelta per i nuovi acquirenti ininfluente.

Quindi, siccome le nuove emissioni avrebbero reso 900 euro in meno nei 9 anni successivi, bisogna incrementare di 900 euro il valore del vecchio titolo al fine che per il nuovo acquirente comprare la nuova emissione e guadagnare 1.800 euro di cedole nei successivi 9 anni sia lo stesso che comprare il vecchio titolo a 10.900 euro (per un controvalore a scadenza di 10.000 euro) e incassare 2.700 euro di cedole nei 9 anni successivi.

4) Variazione in conto capitale

Questa variazione di valore dei BTP si chiama variazione in conto capitale. Ogni BTP ad emissione viene quotato 100,00 e questo valore varia nel tempo in base al tasso corrente che esce fuori durante l’asta continua.

Nel primo caso (visto prima), il BTP avrebbe avuto un valore di 91,00 mentre nel secondo caso di 109,00.

Quindi, se il tuo BTP ha perso valore nel tempo significa che le nuove emissioni stanno dando un interesse maggiore di quello che percepisci tu con il tuo titolo. Se invece esso si è apprezzato, significa che le nuove emissioni forniscono un rendimento più basso.

a) La durata residua

Il valore in conto capitale ovviamente non dipende solo ed esclusivamente dalla differenza dei tassi, ma anche dalla durata residua dell’emissione.

Se hai in mano un BTP decennale e dopo un anno dall’emissione i rendimento passano dal 3% al 4%, allora il tuo titolo subisce una variazione da 100,00 a 91,00, come visto nell’esempio di prima.

Ma se tale variazione fosse avvenuta al quinto anno (quindi a metà percorso), la variazione in conto capitale non sarebbe stata di 9 punti ma di 5 (quotazione 95,00). E così, se invece il tasso del 4% si verifica ad un anno dalla scadenza, il nuovo valore in conto capitale è di 99,00.

Lo stesso discorso vale nel caso opposto in cui l’obbligazione prende valore a causa di un abbassamento dei rendimenti nelle nuove emissioni. Quindi la variazione in conto capitale dipende sia dalla differenza dei nuovi tassi rispetto a quello del tuo titolo, sia dalla durata residua del tuo investimento.

b) Influenza della durata dei BTP

Ovvio, che un BTP a 30 anni, mediamente, subisce variazioni in conto capitale più marcate rispetto a un’emissione decennale o quinquennale…

Le obbligazioni a tasso fisso, infatti, non vengono utilizzate allo scopo di incassare le cedole, o almeno non è quello lo scopo principale di un BTP, ma per speculare dalla variazione del valore in conto capitale.

Infatti, un’obbligazione a tasso fisso si comporta all’incirca come un titolo azionario, ma con i movimenti più contenuti.

Per tale motivo, quando frequentavo i borsini, i BTP li chiamavano le azioni degli anziani… Questo perché si usavano come le azioni ma avevano movimenti lenti, adatti ad un pubblico che non ama le forti emozioni.

Questo è anche il motivo per cui i BTP non sono considerati dei titoli finanziari adatti ai risparmiatori ma sono considerati strumenti finanziari per gli investitori!

5) BTP indicizzati all’inflazione

Oltre ai normali BTP ne esistono anche altri due tipi meno conosciuti dai risparmiatori ma che hanno interessanti prospettive:

  • BTP€i
    Che sono dei BTP indicizzati all’inflazione europea

  • BTP Italia
    Che invece sono indicizzati all’inflazione italiana

I BTP€i non hanno goduto di grande successo, in quanto, replicando il tasso d’inflazione europeo, essi andavano in perdita rispetto all’inflazione italiana che storicamente è sempre stata più elevata rispetto alla media UE. O per lo meno, storicamente lo è sempre stata anche se, in tempi più recenti, la nostra inflazione si è allineata con il resto dell’Europa.

…Cioè, se in Europa l’inflazione era del 2% mentre in Italia si attestava al 3%, un italiano che acquisiva un BTP€i andava in perdita effettiva del 1% annuo!

Questo tipo indicizzazione è stata creata ad hoc per gli investitori stranieri di nazioni forti e a bassa inflazione. In pratica sono stati creati per piazzare il nostro debito a nazioni come Germania, Francia, Stati Uniti, Giappone e via discorrendo!

Questo perché, se il titolo lo metteva in portafoglio un tedesco, che subiva un’inflazione prossima allo 0%, esso avrebbe ottenuto un guadagno netto.

Il Btp Italia, nato nei primi mesi del 2012 (introdotti dal governo Monti), essendo legati all’inflazione nostrana, sono molto convenienti per tutti quegli investitori stranieri con inflazione inferiore alla nostra e anche ai risparmiatori locali che possono preservare il capitale.

Come investire in BTP

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  1. Michele Russo
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