Diversificazione e rischio negli investimenti

Che cos’è la diversificazione? Sono sicuro che avrai sentito nominare questa parola centinaia di volte da tutti gli esperti di finanza ed investimenti, e probabilmente hai anche un’idea di cosa significhi.

Ma perché è così importante? Come mai la diversificazione viene considerata la regola d’oro di ogni investimento?

Argomenti dell’articolo:

Diversificazione e rischio negli investimenti


1) A cosa serve la diversificazione

Quando un investitore o un risparmiatore vuole iniziare ad investire, quello che fa è mettere in portafoglio degli strumenti finanziari che si spera portino profitto nel tempo. Tuttavia, ogni investimento ha sempre e comunque un suo rischio intrinseco che è impossibile evitare.

Il fatto che il rischio non si possa evitare, però, non significa, che con opportune strategie di investimento non si possa ridurre a livelli più accettabili. La diversificazione è una, per non dire la principale, di queste strategie.

Alla fine, infatti, quello che conta non è tanto come va il singolo investimento ma come vanno il complessivo delle attività inserite in portafoglio nel suo complessivo.

2) Le tipologie di diversificazione

Le diversificazioni di un investimento possono fare leva su diversi aspetti. In particolar modo si può diversificare in base:

  • Alla classe di investimento
    Che sarebbe lo strumento finanziario scelto, ad esempio: azioni, obbligazioni, commodities, immobili, beni rifugio, eccetera.
  • Alla zona geografica
    Ad esempio titoli provenienti dall’Europa, dal Nord-America, dall’Asia, eccetera, oppure addirittura per nazione: Italia, Francia, Germania, Giappone, e così via.
  • Al settore
    In questo caso si diversifica in base a ciò che producono le aziende: titoli comparto bancario/assicurativo, oppure settore energetico, turistico/alberghiero, alimentare, automotive, e così via.
  • In base all’orizzonte temporale
    Si può quindi fare una diversificazione del portafoglio titoli con gli stessi suddivisi per arco temporale di breve, medio e lungo periodo. Puoi approfondire l’argomento seguendo l’apposito link in descrizione.
  • Alla valuta di riferimento
    I titoli possono essere quotati in diverse valute e questo deve essere tenuto in conto operando un’adeguata diversificazione anche sulle divise utilizzate all’interno del portafoglio titoli.
  • Allo stile di investimento
    Questo è un concetto più complesso e magari in futuro vi registrerò un video apposito. In poche parole si possono scegliere i titoli in base allo stile gestionale della board aziendale come ad esempio: Value (che sono le azioni sottovalutate), Core (che sono le più rappresentative del mercato), Bottom Up (che sono aziende scelte in base ai dati di bilancio), e così via.
  • Alla quantità
    In questo caso è da intendere come quantità di differenti strumenti finanziari. Quindi solo azioni, oppure azioni e obbligazioni, oppure ancora azioni, obbligazioni, materie prime, beni immobili, eccetera.

3) Come si diversifica

In base a quanti soldi abbiamo da investire andremo a fare l’asset allocation, cioè la combinazione di più attività finanziarie, che meglio riduce il rischio a fronte del mantenimento di un adeguata remunerazione dell’investimento complessivo.

L’obiettivo finale è il raggiungimento di quello che ogni esperto di finanza menziona come “non mettere tutte le uova nello stesso paniere”. Questo perché, se il paniere prende un urto si rischia di rompere tutte le uova, mentre se stanno in diversi panieri la maggior parte delle uova si salva.

In particolar modo, con una diversificazione si mira a ridurre il rischio intrinseco e il rischio legato alla singola azienda o emittente.

Il rischio legato all’azienda o all’emittente è quello che, ogni azienda, a prescindere dall’andamento economico generale o del settore in cui opera, per i fatti suoi potrebbe avere problemi di gestione o addirittura andare verso il fallimento… La diversificazione, in questo caso, serve a spalmare il rischio fra diverse aziende dello stesso settore al fine di non essere legati alla sorte della singola azienda.

Il rischio intrinseco, invece, è quello che si subisce a causa dell’andamento negativo generale dell’economia di alcune nazioni o di specifici settori merceologici o di specifiche aree geografiche. In questo caso la diversificazione punta a bilanciare le quotazioni ed i rendimenti negativi di alcuni settori con gli andamenti positivi di altri comporti.

Esiste poi anche un rischio sistemico, che sarebbe quello in cui tutta l’economia mondiale va in recessione e quindi qualunque comparto o azienda, in quel periodo finisce con lo scontare la situazione. Questo rischio purtroppo non è evitabile e occorre superarlo con delle adeguate strategie di investimento come ad esempio l’uso dei piani di accumulo capitale che puoi approfondire cliccando sull’apposito link in descrizione.

4) Indice di correlazione

Benché sia un argomento molto tecnico volevo in ogni caso accennarti un parametro importante della diversificazione di un portafoglio investimenti bilanciato: l’indice di correlazione tra i diversi titoli selezionati.

La correlazione misura l’andamento di un titolo rispetto ad un altro. Ad esempio: il titolo A si apprezza del 2% in una settimana e il titolo B, che cosa fa rispetto al titolo A? Sale anch’esso del 2%? Si deprezza del 1%? Oppure ha un andamento che sembra del tutto casuale?

Per farla breve: se due o più titoli si muovono a fotocopia l’uno dall’altro, quindi se sale uno salgono anche gli altri i titoli sono correlati. Se i titoli vanno in direzione opposta, e quindi, se sale uno scendono gli altri e viceversa, i titoli sono tra di loro scorrelati. Infine, se i titoli si muovono senza apparente legame l’uno con l’altro (e quindi a volte vanno insieme e altre volte vanno in controtendenza senza apparente motivi per cui questo accade), allora i titoli non hanno correlazione.

L’indice di correlazione viene calcolato da apposite formule statistiche che non sto qui a spiegare, ma quello che risulta è un range di valori che va da -1 a +1 passando ovviamente da zero che sta nel mezzo.

Se due titoli hanno un indice di correlazione pari a +1 significa che si muovono nella stessa direzione e con la stessa ampiezza. Quindi se il titolo A fa +2% anche il titolo B fa +2%. Se hanno una correlazione positiva ma inferiore a 1 i due titoli vanno nella stessa direzione ma non con la stessa ampiezza, e quindi, se il titolo A fa +2% il titolo B fa +0,5% oppure +4%.

Se due titoli hanno tra di loro un indice di correlazioni pari a -1 vuol dire che i titoli si muovono con la stessa ampiezza ma in direzione opposta! Quindi, se il nostro titolo A fa +2%, il titolo B fa -2%. Situazione simile per la correlazione negativa ma con indice superiore a -1: i due titoli vanno in direzione opposta ma con ampiezze differenti.

Infine, se l’indice di correlazione è zero, o comunque molto vicino allo zero, allora i due titoli tra di loro non hanno alcuna correlazione e i movimenti sembrano del tutto casuali.

5) Diversificare in base all’indice di correlazione

Detto ciò, teoricamente, in un portafogli di investimenti molto ben studiato occorre puntare anche a dei titoli che abbiano una correlazione negativa tra di loro. Ovviamente questo è quasi impossibile, tuttavia, occorre selezionare dei titoli, che per lo meno non abbiano una correlazione troppo vicina a +1. Questo perché, altrimenti, la diversificazione non sta funzionando e non abbassiamo il rischio intrinseco…

Certo, è anche vero che fare uno studio di questo livello non è alla portata della stragrande maggioranza dei risparmiatori ne degli investitori domestici.

6) Come investire in modo diversificato

Allora, come facciamo a crearci un nostro portafoglio investimenti ben diversificato? Purtroppo, tranne che non hai a disposizione ingenti capitali, intendo cose nell’ordine di diversi milioni di euro, il fai da te è impossibile. Anche se sei in grado di fare tutte le analisi finanziarie necessarie allo scopo.

L’unico modo per investire così ben diversificato è quello di utilizzare degli appositi panieri di titoli già composti da una società di investimenti o da una Banca. In pratica, occorre utilizzare un fondo comune o un ETF.

Gli ETF, che ho già trattato in passato e puoi andare a vedere i video appositi linkati in descrizione, investono su un indice o un comparto settoriale specifico. Quindi, basta selezionarne una decina che puoi diversificare bene su quasi tutti gli aspetti.

Con i fondi comuni, invece, l’operazione potrebbe essere anche più semplice in quanto hanno la gestione attiva e quindi ci sono degli analisti che teoricamente hanno fatto tutto il lavoro a posto nostro. Tuttavia, il rovescio della medaglia è quella dei costi di gestione piuttosto elevati…

Alla fine occorre trovare un compromesso fra ETF e fondi comuni d’investimento da usare in base allo scopo finale che ci prefiggiamo di raggiungere. Guardando i video appositi puoi capire cosa intendo con scopo finale dell’investimento.

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