Perché sottoscrivere un fondo pensione?

I fondi pensione privati sono stati introdotti nella legislazione italiana per la prima volta nel 93, anche se in realtà esistevano anche prima ma erano limitati ad alcune specifiche categorie di lavoratori. In tempi più recenti tale legge è stata riformata e si è aperto un ventaglio di opportunità.

Attualmente i fondi pensione si alimentano su base volontaria e il loro scopo è integrare la pensione pubblica obbligatoria, motivo per il quale vengono spesso chiamate pensioni integrative.

Di fondi pensioni in realtà ne esistono 4 tipologie diverse:

  • Fondi pensione chiusi

  • Fondi pensione aperti

  • Piani individuali pensionistici

  • Fondi pensione preesistenti

Argomenti dell’articolo:

Perché sottoscrivere un fondo pensione?

1) Fondi pensione chiusi

Bene, iniziamo con i I fondi pensione chiusi, che sono quelli che nascono da un accordo negoziale tra i lavoratori ed i datori di lavoro, ed hanno allo scopo di formare una pensione complementare destinata a determinate categorie di lavoratori di un’impresa o gruppo di imprese.

I più famosi sono il fondo COMETA (per i lavoratori dell’industria elettromeccanica), il SIRIO (che è un fondo per la pubblica amministrazione), il PRIAMO (Per gli addetti ai servizi di trasporto), eccetera, non sto qua ad elencarli tutti ma penso che hai capito quali intendo.

In pratica questi fondi prevedono che vengono versate, a cadenze regolari, delle somme da parte del lavoratore, spesso integrate da delle aggiunte ulteriori fornite dal datore di lavoro, che vanno ad alimentare un fondo gestito da una banca o da un istituto di gestione del risparmio.

Questa tipologia di fondo viene utilizzata anche per la gestione privata del trattamento di fine rapporto (noto come TFR), tranne che per i dipendenti pubblici in cui questa possibilità, almeno per il momento, è ancora preclusa. Ed è in pratica il famoso fondo di categoria.

2) Fondi pensione aperti

Il secondo tipo è il fondo pensione aperto, che invece, sono gestiti da banche, società per il risparmio gestito o compagnie di assicurazione, e consentono ai lavoratori, anche singolarmente, di aderire al fondo per crearsi la propria pensione integrativa.

Detta così sembra la stessa cosa del fondo chiuso, ma ci sono ovviamente delle differenze. Il fondo chiuso è dedicato a specifiche categorie di lavoratori e non puoi aderirci se non fai parte di una di quelle categorie. Il fondo aperto invece è accessibile a chiunque!

Ovviamente, anche i fondi aperti sono utilizzabili per la gestione privata del trattamento di fine rapporto.

3) Piani individuali pensionistici

Il terzo tipo di piano pensione è il piano individuale pensionistico, la cui sigla è PIP. Sono quei fondi pensionistici legati alla sottoscrizione di un’assicurazione vita di tipo “caso vita”. In pratica quelle che comunemente si chiamano polizze miste, e che alla scadenza elargiscono il capitale in base a dei parametri scelti inizialmente in fase di stipula.

4) Fondi pensione preesistenti

Infine, per fondi pensioni preesistenti si intendono tutti quei fondi nati per crearsi una pensione integrativa già esistenti prima del 2005, cioè prima della riforma sulle leggi in materia di fondi pensione.

Infatti, come dicevo all’inizio del video, i fondi pensioni sono stati introdotti ufficialmente nel 93, anche se vi erano già alcuni fondi attivi anche in date procedenti al 93, che erano stati creati da alcune specifiche categorie di lavoratori privati, e che poi sono stati riformati con una legge in tempi più recenti.

Bene, i fondi preesistenti sono quelli introdotti nel 93 o prima del 93. Siccome erano quasi sempre destinati a categorie specifiche di lavoratori, il legislatore ha quindi deciso di equipararle ai fondi pensione chiusi.

Questa ovviamente è un’informazione importante soprattutto per le considerazioni fiscali.

5) Perché aderire ad un fondo pensione

Lo scopo di un fondo pensione è quindi quello di integrare la pensione pubblica obbligatoria. Questo si rende necessario, in quanto, in futuro le pensioni pubbliche saranno nettamente ridimensionate e potrebbero non essere più sufficienti per mantenere il proprio tenore di vita.

Noi siamo stati abituati, almeno qua in Italia, ad andare in pensione con lo stesso reddito che avevamo da dipendenti, a volte anche di più in particolari casi, e questo sistema di calcolo della pensione veniva chiamato “sistema retributivo”.

Poi, a partire dagli anni 90′ si è virato verso il “sistema contributivo” e quindi la pensione veniva commisurata a quanto effettivamente versato (cioè a quanto appunto si è contribuito), e non a quanto si percepiva di stipendio.

Questo sistema, legato al fatto che nel nostro paese è diventato via via più difficile trovare lavoro e soprattutto ottenere un lavoro non precario, ha fatto sì che la contribuzione sia in netto calo, e che quindi sia in netto calo anche l’ammontare finale dell’assegno pensionistico!

Non sto qui a illustrare i motivi per il quale si è deciso di aderire al sistema contributivo invece che rimanere su quello retributivo, in quanto l’argomento esula dal tema principale di questo articolo, ma puoi immaginare tranquillamente i motivi che all’epoca hanno spinto i governi a cambiare sistema.

6) Cosa fare quindi

Detto ciò, quello che conta, adesso, è vedere come fare di necessità virtù…

Visto che un fondo pensione serve a crearsi una pensione integrativa, va da se che l’investimento verrà liquidato solo nel momento in cui si andrà in pensione. Arco temporale che in taluni casi può essere anche di 40 o più anni!

Questo significa che possiamo utilizzare investimenti che danno il meglio in termini di performance su archi temporali lunghi, anche se ci sono i casi in cui andremo a far gestire il fondo per avere una resa ottimale su periodi più brevi, come nel caso in cui siamo già vicini all’età pensionistica.

Inoltre, un investimento pensionistico avviene gradualmente nel tempo e non in un unica soluzione iniziale. Se uniamo questa caratteristica al lungo arco temporale disponibile otteniamo che il sistema migliore per investire è utilizzare un piano di accumulo capitale (PAC) che lavorerà su dei fondi azionari o misti.

Adesso non entro in dettaglio sul funzionamento dei piani di accumulo o dei vari fondi azionari e misti esistenti perché andrei fuori tema e allungherei inutilmente questo video. Preferisco trattare questi argomenti in dei video specifici che ho già pubblicato o pubblicherò strada facendo.

7) Vantaggi fiscali

Lo Stato, tuttavia, ti aiuterà a crearti la tua pensione integrativa. Se da un lato ci ha danneggiato con il cambio di sistema pensionistico, anche se è stato costretto a farlo per causa di forza maggiore, dall’altro ha cercato di rimediare muovendo a nostro favore la leva fiscale.

Infatti, i fondi pensione privati godono di una tassazione molto più bassa rispetto a quella dei redditi da lavoro e anche rispetto a quelli dei redditi finanziari. In particolar modo, la tassazione è via via più bassa quanto per maggior tempo si decide di far gestire la propria pensione in modo privato.

Inoltre, ci permette anche di detrarre fiscalmente i versamenti, e quindi, di risparmiare nelle imposte che annualmente paghiamo sui nostri redditi. Ovviamente ci sono dei parametri da rispettare, ma in ogni caso la stragrande maggioranza di chi vi aderisce ci rientra comodamente dentro!

Anche la questione dei parametri fiscali verrà trattata in futuro con degli appositi articoli, e quindi non entrerò nello specifico in questo, altrimenti diventerebbe troppo lungo e difficile da seguire.

Purtroppo lo Stato italiano è sempre molto borbonico quando si parla di agevolazioni, tasse, eccetera, e ha messo in piedi tutto un sistema arzigogolato con tanti parametri da tenere in considerazione per sapere quanto effettivamente andiamo a recuperare.

8) I lati negativi

Tuttavia è giusto tenere in considerazione che aderire in un fondo pensione privato può avere i suoi lati negativi. O meglio, non è detto che sia sempre il sistema migliore per integrare la propria pensione.

I vantaggi fiscali, ad esempio, variano molto in base al proprio reddito ed in base a quanti anni hai. Questo significa che per qualcuno il fondo pensione è una manna dal celo ma per altri questo vantaggio potrebbe non essere così evidente.

Inoltre, anche se i tempi di gestione sono lunghi e possiamo optare per investimenti a performance elevate, c’è comunque da considerare gli effetti dell’erosione inflazionistica nel medesimo arco temporale. Proiezioni che sulla carta sembrano da favola potrebbero non esserlo così tanto quando si vanno a considerare tutte le potenziale situazioni.

Poi ci sono da considerare anche i costi di gestione, che per quanto sono tenuti bassi nella gestione dei fondi pensione, sono comunque da calcolare e vanno ad influire sui rendimenti previsti.

9) Se mi servono i soldi prima?

Benché lo Stato ci fornisce i vantaggi fiscali per la creazione della nostra pensione integrativa, i soldi non sono totalmente murati vivi!

In caso di necessità è possibile tirare fuori dal fondo parte, o in casi particolare anche tutti, i soldi che abbiamo messo da parte, purché le motivazioni sono documentabili.

Ad esempio si possono chiedere anticipi fino al 75% nel caso di problemi di salute, oppure il 30% per altre motivazioni importanti come l’acquisto della prima casa o la sua ristrutturazione, eccetera.

E’ possibile anche chiedere anticipi fino a tutto ciò che si è messo da parte nel caso di disoccupazione o di invalidità permanente.

So che il discorso è lungo e questo video non basta ma purtroppo in un video di questo tipo non è pratico andare in profondità nella questione. In futuro cercherò di fare altri articoli su questioni più specifiche ma, se hai premura o ti serve una conoscenza più strutturata su tale argomento, o in generale su come gestire le tue finanze personali, allora ti consiglio di cliccare nel banner QUI sotto e scaricare i 7 video gratuiti per iniziare ad investire da zero.