Investire in ETP

Oggi completo un discorso iniziato negli scorsi video con gli ETC e continuato successivamente con gli ETN. Questo articolo, infatti, sarà incentrato sugli ETP.

Gli ETP, il cui acronimo sta per Exchange Traded Products, che tradotto in italiano significa sostanzialmente “Scambio di prodotti negoziati”, comprendono l’insieme di tutti i fondi quotati che replicano fedelmente un indice o una materia prima.

Argomenti dell’articolo:

Investire in ETP

Tornando agli ETP possiamo dire che si tratta dell’insieme dei fondi ETF, ETC ed ETN.

1) Gli ETF

Gli ETF sono gli Exchange Traded Funds, cioè uno scambio di fondi negoziati, e sono formati da panieri di titoli azionari, obbligazionari o misti tra questi due strumenti.

La particolarità dell’ETF è quella di replicare, in modo passivo, l’andamento di un indice di riferimento. Questo avviene, inserendo all’interno del suo paniere di investimento, tutti i titoli senza effettuare nessuna scelta del gestore. In pratica, non c’è nessun analista che decide di scartare un titolo non ritenuto valido o di investire di più in un altro ritenuto molto più performante.

Per tale motivo si definisce passivo ed ha il vantaggio di costare molto meno rispetto ad un fondo comune d’investimento, che invece cerca di battere l’indice, e per tale motivo, è un fondo a gestione attiva.

2) Gli ETC

Gli ETC sono, invece, degli Exchange Traded Commodities, cioè degli scambi di materie prime negoziate, il cui obiettivo è replicare l’andamento di una singola materia prima o di un gruppo omogeneo di materie prime.

In particolar modo ne esistono di due tipi: uno detto phisicaly backed, cioè con sottostante fisico (o tangibile se preferisci), e quindi l’emittente ha materialmente il possesso delle materie prime che quota con il fondo. Un secondo tipo, invece, è replicato mediante una serie di strumenti derivati e in questo caso fanno parte degli ETN che tratterò fra poco.

3) Gli ETN

Gli ETN, infine, sono gli exchange Traded Notes, e cioè lo scambio di note quotate. Sono formati da dei derivati che replicano l’andamento di un indice azionario o obbligazionario, oppure una materia prima o insieme di materie prime, o un indice di tipo macroeconomico.

Essendo replicati da dei derivati, l’ente emittente non possiede i titoli veri e propri da mettere dentro il fondo, e quindi, in caso di fallimento del gestore, gli investitori perdono tutto l’investimento. Tuttavia, questo metodo di operare permette di spuntare dei prezzi di gestione sicuramente inferiori rispetto alla gestione con possesso materiale del sottostante.

Grazie al fatto che si utilizzano dei derivati all’interno del fondo ETN, questo tipo di fondo può presentare delle caratteristiche di tipo strutturato, cioè la possibilità di creare dei fondi con effetto leva, oppure dei fondi che investono contro il mercato (e cioè al ribasso), oppure. Addirittura. una combinazione dei due casi con dei fondi che puntano al ribasso e con effetto leva.

4) Come usare gli ETP

Abbiamo due casi distinti: Il primo è quello degli ETP creati con i derivati come gli ETN e gli ETC senza sottostante fisico. Il secondo è quello degli ETP creati con dei panieri di titoli e materie prime effettivamente in possesso del gestore.

Nel primo caso, Il fatto che sono formati da dei derivati permette a questi strumenti finanziari di avere dei costi contenuti anche se sono soggetti al rischio di controparte, cioè a quello di fallimento dell’ente emittente.

Questo significa che sono adatti soprattutto negli investimenti di breve periodo, che per forza di cose hanno una escursione contenuta delle quotazioni, e quindi, il costo più contenuto della gestione torna utile per non massacrare i potenziali ricavi.

Tuttavia, nel caso si vuole investire nel medio-lungo periodo l’utilizzo di un ETP formato da derivati lo reputo troppo rischioso, oltre che soggetto a deterioramento delle quotazioni e sono quindi preferibili gli ETF o gli ETC con sottostante fisico del secondo caso.

5) Il deterioramento delle quotazioni di un ETP

Quest’ultimo punto consiste in una effetto del controvalore dei derivati che si abbassa nel momento in cui si fa il rinnovo di uno a scadenza con uno nuovo (detta operazione di rollover). Nel tempo tende ad allontanarsi sempre più dalle quotazioni originarie facendo perdere diversi punti percentuali col passare del tempo.

L’effetto rollover è molto più marcato in quegli ETN di tipo strutturato, che tendono quindi, a perdere parecchio valore nel tempo.

6) Consigli finali sugli ETP

Quindi, in definitiva, l’uso degli ETP per investire deve essere affrontato in modo intelligente. Si devono utilizzare quelli formati da ETF ed ETC negli investimenti posizionali, cioè quelli in cui si vuole seguire il mercato per tempi medio-lunghi, mentre è meglio utilizzare gli ETN per gli investimenti mordi e fuggi che mirano a guadagnare dagli scostamenti delle quotazioni nel breve periodo.

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