Forse me lo sono messo perché fa fico?

Te lo confesso, un po si 🙂

No, non mi sono creato un nome d’arte per questo motivo ma per due motivazioni che ora ti spiego.

Quello principale è che il mio nome vero è già occupato da un’altra persona. Niente di male su questo, di certo nessuno ha un nome talmente unico da pretendere l’esclusiva, ed infatti per anni ho utilizzato il mio nome “vero” per firmare i miei articoli dei blog, i libri che ho pubblicato e così via.

Ora però ho deciso di cambiare strategia per motivi commerciali e di marketing personale.

Quando ho iniziato la mia attività online ho controllato se esisteva il nome “Patrizio Messina” su google, e non c’era nessuna corrispondenza. Parlo della prima metà degli anni 2000. Decisi quindi di non usare un nome d’arte in quanto il mio era già di per se unico e quindi tanto valeva utilizzare il mio nome vero.

Anni dopo, siamo già introno al 2007/2008, un altro Patrizio Messina spunta nei risultati di ricerca di Google e si piazza fra i primi posti.

Che cosa era successo? Semplice. Questa persona è un professionista che lavora per delle grandi istituzioni del settore economico ed è quindi linkato e citato (cioè è nominato nei siti internet) di varie testate giornalistiche, Banche, eccetera.

A livello di posizionamento sui motori di ricerca, essere linkati dai siti internet di grosse organizzazione ti spinge a livello SEO con la conseguenza che si è piazzò davanti a me!

Niente di male neanche su questo (anche se il mio ego ne risentiva 🙂 ). Tanto, pensavo, chi cercava me in genere lo fa tramite ricerca di argomento e trovava i miei articoli sui blog. Quindi la cosa non influiva per nulla.

C’era solo qualche scocciatura dovuta al fatto, che alcune persone che mi conoscevano per i miei articoli, volevano poi conoscermi dal vivo, oppure volevano farsi un’idea su di me, e quindi poi mi cercavano con il nome personale su Google.

A questo punto trovavano la pagina dell’altro Patrizio…

Altre volte capitava il contrario, e persone che cercavano l’altro trovavano più facilmente i miei contatti (tipo Facebook, o la mia e-mail) e finivano per contattarmi sbagliando persona. Siccome la cosa capitava di rado non me la prendevo tanto e spiegavo che era un omonimia e via.

Minchia che sfiga! E quindi cosa hai fatto?

Sfiga? Ancora ho solo scalfito il problema!

Il problema è che anche se facciamo due lavori totalmente differenti, il caso ha voluto che, in un certo qual senso, operiamo nella stessa area (almeno per quanto riguardava la mia presenza online), cioè quella economica.

Per anni ho continuato a far finta di nulla e ho cercato di risolvere il problema saltandogli davanti nei motori di ricerca. Siccome sono bravo a indicizzare siti internet ci sono riuscito, ed effettivamente gli sto davanti quasi sempre.

Tuttavia ciò non è bastato!

Un giorno questo secondo Patrizio viene ospitato in TV in una trasmissione mattutina. Io non l’ho vista quindi non so dire che cosa abbia detto o fatto in TV, ma ne ho visto gli effetti su di me.

Probabilmente lo avranno presentato dicendo che è una persona importante che lavora all’interno della BCE (se non ricordo male) o comunque è consulente di qualcosa che se non erro ha a che fare con le Banche europee.

Siccome la gente è in grossa crisi economica, e tutti pensano sia colpa dell’euro e dell’Europa, nonché del “sistema” e di chi lo rappresenta, indovina che cosa è successo?

Si sono catapultati in rete per vedere sto tizio chi era, hanno trovato il mio blog ed il mio profilo Facebook, e per tutta la giornata ho dovuto rimuovere messaggi offensivi dalla bacheca. Ho provato a spiegare che è un omonimia, ma la gente si comporta come i cani di Pavlov e reagisce in modo condizionato agli stimoli.

Inoltre, siccome vendo tramite un editore un video-corso di cultura economica ed uno di investimenti, la cosa si è ripercorsa sul volume d’affari in modo negativo!

Vendite che improvvisamente si sono azzerate quando la potenziale clientela ha pensato che fossi ammanigliato al sistema.

In pratica hanno pensato che i miei consigli fossero “truccati” perché pensavano che fossi di parte.

A questo punto ne ho parlato con il mio editore e abbiamo preso la decisione che era giunto il momento per me di scegliermi un nome d’arte. Anche perché, se questo dovesse diventare famoso, magari diventando ministro, sotto-segretario o qualcosa del genere, queste valanghe di insulti potrebbero moltiplicarsi ad una al giorno!

Perché non l’ho cambiato immediatamente?

Non l’ho fatto perché il mio editore pensava fosse una cattiva idea cambiare nome in corso d’opera.

Intanto io vendevo un corso di cultura finanziaria ed ero ufficialmente consulente finanziario che nella vita reale mi conoscevano con il mio vero nome. Mentre il mio nome d’arte sarebbe stato sconosciuto.

Secondariamente perché l’Italiano è sempre tendenzialmente sospettoso di fare acquisti online, specie in passato in cui era ancora una novità. Essere conosciuto con un nome e poi cambiare improvvisamente avrebbe potuto far pensare che volevo far perdere le tracce…

In pratica avrei dato la sensazione di fare qualcosa di losco o una truffa.

Siccome i disagi erano minimi, allora tanto valeva stringere i denti e far finta di nulla. Almeno fino a quando, per via di ciò che è successo quel giorno con l’ospitata in TV, non abbiamo capito il potenziale pericolo che si poteva verificare per il nostro business editoriale.

Qual’è il secondo motivo?

Non ti sfugge niente 🙂

Si, avevo detto che ci sono due motivi, ed infatti adesso ti dico qual’è il secondo.

In passato lavoravo per dei gruppi bancari, e chi lavora per un’organizzazione importante come può essere una banca, un assicurazione, o cose del genere, deve tenere un comportamento consono. Che cosa significa? Non potevo dire ciò che mi pareva ma attenermi ad una versione “ufficiale” dei fatti.

Quando anni dopo mi sono messo in proprio a livello di consulenza finanziaria, potevo finalmente dire ciò che pensavo (infatti registrai il video-corso per questo motivo), tuttavia nel frattempo era apparso il mio omonimo.

Se avessi pubblicato articoli “taglienti” su certe situazioni che mi fanno girare le balle a livello economico, si sarebbe potuta venire a creare una situazione ingarbugliata.

Perché, sempre per i motivi che ti ho detto prima, magari in molti avrebbero potuto pensare che fossero parole dette da quell’altro Patrizio, che essendo uno che lavora per delle istituzioni importanti deve ovviamente “seguire la versione ufficiale”.

Cioè rischiavo di inguaiarlo! A questo punto si sarebbe trovato costretto a fare una qualche azione contro di me.

No che ci sia niente di illegale a usare il proprio nome, ma si sa come vanno le cose nel nostro paese. Un giudice si sarebbe trovato di fronte da un lato me, uno bravo con un seguito ma che non lavora per nessuno di importante, e dall’altro un tizio che fa un lavoro molto importante per un istituzione importante.

Secondo te, in un’eventuale processo, come sarebbe finita? Probabilmente, a meno che il giudice non fosse un tipo con la schiena drittissima, avrebbero impedito a me di utilizzare il mio nome (pur essendo arrivato anni prima dell’altro, almeno nella presenza in rete) dovendo correre ai ripari in modo frettoloso.

Quindi mi sono sempre limitato nel dire ciò che pensavo e a fare ciò che volevo onde evitare che sembrasse volessi imboccare qualcosa a qualcuno.

Siccome avevo intenzione di aprire un’attività di consulenza professionale, ed in tale ambito pubblicare dei libri a scopo pubblicitario, si veniva anche a creare un altro problema, in quanto il nome era già stato utilizzato da quell’altro per pubblicare delle opere e finivo per scontrarmi anche a livello editoriale e di pubblicazioni.

Quindi alla fine, scomodità o meno che si viene a creare con questa situazione, ho preferito tagliare la testa al toro e scegliermi un alias quando lavoro online.

E per questo che ho sia un sito di presentazione a nome di Patrick DeWatt ed uno con il mio nome vero.

Perché hai scelto Patrick DeWatt?

Scegliere un nome d’arte non è mai una cosa facile, primo perché è un’operazione inusuale, secondariamente perché se diventa famoso la gente inizia a chiamarti col nome d’arte e quindi deve essere un nome che ti piace e non uno che poi ti rompi a sentire pronunciare.

Avevo letto in una guida online che un buon modo di scegliersi un nome d’arte è quello di utilizzare un abbreviazione del proprio nome, oppure usare il secondo nome invece che il primo, eccetera.

Qualunque combinazione di nomi e abbreviazioni scegliessi mi ritrovavo nella situazione che il nome era già occupato da gente spesso famosa (anche se magari in altri campi). Quindi dovevo proprio cambiare senza riciclare nulla.

Allora, contestualmente alla morte del mitico Bud Spencer hanno spiegato in un articolo, che spesso il nome d’arte si può scegliere combinando i nomi di persone che ti hanno ispirato per qualche motivo.

Sono tre i personaggi storici che mi hanno sempre ispirato nei campi in cui poi mi sono cimentato, cioè l’informatica, l’industria e l’economia, ed in particolar modo:

Alan Turing per quanto riguarda l’informatica
James Watt per quanto riguarda l’industria
Meynard Keynes per l’economia

Combinare questi tre nomi era un po stucchevole, anche perché un nome d’arte deve anche suonare bene, diciamo che deve essere musicale, e se si usano due nomi questi devono preferibilmente possedere solo 2 sillabe ciascuno, oppure monosillabici se si usa un nome composto a tre.

Potevo riciclare sicuramente Alan, James e Watt, mentre dovevo scartare Turing (che nessuno sa chi è poi non suonava molto bene, specie per me che ho la “R” francese…), ed entrambi i nomi di keynes che sono molto pomposi e, il cognome in particolar modo, troppo famoso.

Ovviamente non potevo utilizzare neanche il nome e cognome della stessa persona e quindi di sicuro non James Watt.

Rimaneva Alan Watt, che però era occupato. Allora ho cercato di comporlo a tre, ma anche in questo caso era occupato oppure suonava male.

Poi Alan, se pur mia madre mi ha confessato che era uno dei nomi papabili alla mia nascita (in onore di Alain Delon), a me francamente non faceva impazzire perché non lo sentivo mio.

Ho pensato quindi di utilizzare il mio ma in inglese, in fin dei conti i miei amici inglesi mi ci chiamavano già Patrick e non mi dava fastidio.

Solo che anche Patrick Watt era occupato! E anche Patrick Alan Watt…

Non hai sorte…

Occorreva ragionare di pensiero laterale.

L’idea finale mi è venuta parlando con mio fratello. Cadde il discorso sul nome d’arte e, per sfottermi (mentre facevo considerazioni sulla lettera “R”), mi disse: “usa Maynard così, fra nome pomposo e erre alla francese sembri uscire da una puntata di Downton Abbey”.

Alla parola nobile ho pensato al “De” che tipicamente è un prefisso nobiliare e che suonava benissimo insieme a Watt.

Ho scoperto che il cognome DeWatt non esiste, esiste DeWitt o cose simili, ma non DeWatt, e quindi non potevano più esistere omonimie.

E così registrai il nome Patrick DeWatt (con il cognome unito perché mi sembra più fico!).