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Come investire in BTP e guadagnare

Ultimamente, grazie all’aumento dello spread, investire in BTP è tornato di gran “moda” in tutto il paese dopo un paio di decenni che erano stati messi un po’ in ombra da altre forme di investimento.

I buoni del tesoro poliennale (comunemente conosciuti come BTP) sono dei titoli di debito, dette obbligazioni, ed emessi dallo Stato italiano per trovare copertura finanziaria ai propri debiti.

In pratica, esistono tante emissioni obbligazionarie quanto grande è il debito pubblico. Se si hanno 2.300 miliardi di debito pubblico, lo stato dovrà emettere 2.300 miliardi di obbligazioni al fine di pagare i creditori.

Di obbligazioni governative ne esistono diversi tipi che si differenziano per: durata, emissione delle cedole e tasso di interesse.

In particolar modo ci sono i BOT, che sono obbligazioni di tipo zero-coupon (quindi non staccano cedola ma danno un rimborso più alto a scadenza). I CCT, che sono obbligazioni a tasso variabile (quindi la cedola aumenta e diminuisce nel tempo).

Ed infine i BTP, che invece hanno cedola fissa ma variano in conto capitale (in pratica il valore di rimborso sale e scende nel tempo nel caso in cui si volessero disinvestire prima della loro naturale scadenza).

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Perché investire nei BOT se in giro c’è di meglio?

Bot people è una parola coniata dagli economisti italiani per identificare tutti quei risparmiatori che mettono in portafoglio prevalentemente titoli di Stato con una particolare predilezione per investire in BOT.

Molti, in Italia e all’estero, si domandano giustamente che cosa ci vediamo di così interessante nei BOT, e sopratutto come mai non facciamo come il resto del mondo che investe almeno un terzo dei risparmi in fondi azionari.

Le abitudini hanno sempre motivazioni radicate nelle menti, e nel caso specifico, quelle di investire in BOT risale a molti anni fa.

Negli anni ’70 e ’80 i BOT furono introdotti per coprire dei debiti ritenuti momentanei (le ultime parole famose…) e quindi si crearono delle obbligazioni a brevissima scadenza (i BOT appunto) per reperire velocemente questi fondi.

I BOT hanno, infatti, durata trimestrale, semestrale o annuale, proprio a rimarcare il fatto che erano obbligazioni ad uso temporaneo

 

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