Il trust

Dopo aver parlato nello scorso video della società fiduciaria, passo oggi ad esaminare il Trust, che poi è una fiduciaria di matrice anglosassone riconosciuta anche nel nostro paese.

Tuttavia, a differenza della fiduciaria, il trust permette di fare moltissime cose in più, in quanto la gestione può essere personalizzata in qualunque modo si voglia all’atto di stipula del trust.

Argomenti dell’articolo:

Il trust


1) Che cos’è un trust

Il trust è un istituto del sistema giuridico anglosassone che serve a regolare una molteplicità di rapporti giuridici di natura patrimoniale.

In particolar modo può servire a proteggere patrimoni, gestirli o isolarli, ad agevolare le successioni, a gestire società, fondi pensionistici, eccetera.

Quindi, sostanzialmente sembra uguale al rapporto fiduciario, tuttavia il trust si può formulare secondo delle regole opportunamente fissate al fine di modellarlo e raggiungere praticamente qualsiasi scopo si voglia, cosa che non è possibile fare con la fiduciaria.

2) Come funziona un trust

Nel trust intervengono 3 diversi soggetti.

  1. Il disponente
    Che è colui che istituisce o promuove il trust

  2. L’amministratore
    Che invece è il soggetto che gestisce i beni mobiliari ed immobiliari secondo le regole e i limiti disposti dal disponente

  3. Il beneficiario
    Che sarebbe quello, che in modo implicito o esplicito, beneficia dalla gestione del trust.

Ci possono essere anche altri soggetti che possono essere necessari in base al volere di chi ha avviato il trust, come ad esempio un guardiano che ha il compito di controllare e valutare che il trust operi secondo gli accordi presi e cose simili.

Può anche capitare che taluni soggetti possono avere più di un ruolo, oppure che un ruolo venga ricoperto da più soggetti differenti. In questo caso le decisioni possono essere prese collegialmente, o secondo delle scale gerarchiche o in qualsiasi modo venga previsto nelle regole del trust.

Il trust viene quindi avviato con il trasferimento dei beni tramite il “patto di fiducia”, in cui il disponente trasferisce l’intestazione dei beni per farli amministrare al trustee nell’interesse del beneficiario e nei limiti di quanto stabilito nell’atto istitutivo ed in modo diligente.

Ciò che vien trasferito è quindi solo l’intestazione e non la proprietà. Di conseguenza il trust appare come una donazione congelata del disponente nei confronti del beneficiario.

3) Scopo del trust

Essendo modellabile a piacere secondo le regole stabilite dal disponente all’atto di istituzione, un trust può essere utilizzato in infiniti modi ed è limitato solo dalla fantasia degli interessati.

Tuttavia, alcuni utilizzi sono più frequenti di altri, ed in particolar modo un trust viene utilizzato in genere per:

a) Ottenere della riservatezza

Si può stabilire che il trust rimanga riservato mediante una clausola di opacità che non permette a nessuno di sapere chi ci sta dietro i beni conferiti al trust. La cosa appare sospetta nel sistema giuridico italiano ma è costretto ad accettarlo per via delle convenzioni internazionali accettate dall’Italia, anche se vi applica delle penalizzazioni a livello fiscale e giuridico in caso di dispute.

b) Protezione dei beni

Prevede una blindatura dei beni patrimoniali che separa il patrimonio conferito da quello del disponente e diventa quindi irraggiungibile da eventi pregiudizievoli subiti dal disponente. Quindi non possono essere pignorati nel caso occorre pagare danni (cause, divorzi, eccetera) oppure nel caso si vogliano proteggere i beni da condotte avventate (come il gioco d’azzardo, l’uso di alcol o droghe, eccetera).

c) Tutela del patrimonio in fase di successione

In questo caso l’obiettivo è fare in modo che il patrimonio non venga sperperato nel passaggio generazionale a causa di incapacità di amministrare, condotte avventate, eccetera.

d) Tutela di persone minori o diversamente abili

E’ come per il caso della successione ma per far si che i beni vengano gestiti da qualcuno in grado di farlo qualora il beneficiario è un minore, un diversamente abile o qualcuno non in grado di intendere e volere.

e) Beneficenza

In questo caso lo scopo è lasciare i beni in beneficenza secondo alcune regole di utilizzo. Ad esempio si lascia il bene se e solo se viene utilizzato per uno scopo ben preciso, oppure secondo alcune modalità, eccetera.

f) Vantaggi fiscali

Spesso questo viene considerato un uso illegittimo e viene sanzionato, in particolar modo se appare evidente che è lo scopo principale per il quale è stato istituito e che vi è un uso elusivo contrario alle leggi.

Però, in base a dove opera il trust possono esservi anche dei vantaggi fiscali operando all’estero in nazioni con tassazioni più basse, e spesso viene utilizzato proprio per questo scopo.

4) Costi di un trust

I costi sono un po’ più alti rispetto a quelli di una società fiduciaria, in quanto il trust è straniero e quindi ci sono da affrontare dei costi di gestione internazionali. Inoltre i beni entrano nel trust mediante atti notarili che hanno a loro volta un costo.

In genere vi è un costo di istituzione, uno sulla gestione che può presentare tariffazione calcolata in vari modi, uno sul tempo che deve impiegare l’amministratore per eseguire la gestione (telefonate, assemblee a cui presiedere, compravendite da effettuare dal notaio, eccetera), che vengono fatturate a orario.

Ovviamente, un trust non viene istituito per patrimoni di basso valore ma per amministrazioni di patrimoni consistenti tanto da giustificare una ratio economica a sborsare decine di migliaia di euro annui per la gestione.